A pochi giorni dalla
ratifica definitiva dell’Hadopi “2.0”, mentre anche il disegno di legge per l'economica digitale nel Regno Unito promette di stabilire un quadro regolatore altrettanto
severo per contrastare il file sharing illegale, molti articoli pubblicati ieri
riferiscono dell’ennesima ricerca che mostra come i maggiori acquirenti di
musica si trovino fra chi scarica illegalmente. Aggiungendosi, solo per citare
alcune fra le più rilevanti, a due ricerche svolte in Canada nel 2006 e
nel 2009, due in Francia nel 2004 e nel 2005, una olandese,
una dell’OECD (Organization for economic
co-operation and development), e ad una italiana diretta da Davide Bennato per la Fondazione Einaudi.
Per la precisione, si tratta
di un' inchiesta commissionata dal think-tank Demos alla Ipsos Mori e
condotta proprio in Inghilterra su mille persone fra i 16 e i 50 anni con
accesso ad internet. Di questi risulta che uno su dieci scarica musica
illegalmente. Chi scarica illegalmente spende di media 77 sterline all’anno per
la musica contro le 44 di chi non pratica il file-sharing. In altri termini,
chi scarica spende il 75% in più sulla musica rispetto agli
altri, confermando come il file-sharing costituisca un indicatore
dell’interesse verso l’offerta musicale in senso ampio. Messa così, l’Hadopi e
gli eventuali disegni di legge ad essa analoghi, rischierebbero paradossalmente di colpire anche
e soprattutto i principali acquirenti di musica.
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