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03/30/2010

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Interessante. Indubbiamente il tipo di riconoscimento per chi contribuisce e' un po' aleatorio e evidentemente il meccanismo di "chiamata a raccolta" fa piu' affidamento su procedure informali e non esplicitamente dichiarate(amici e fans preesistenti) che sulla fiducia nel mecenatismo di qualche disinteressato navigatore della rete. Se il successo di una tale operazione rimane legata alla capacita' di una band di autopromuoversi il ruolo di questo "aggregatore" appare forse ancora piu' depotenziato e circoscritto esclusivamente alla possibilita' di appoggiarsi ad una piattaforma esistente piuttosto che tentare la stessa operazione dai propri spazi. Forse, ma davvero dico forse, lo stesso meccanismo, pero' non predatorio, che spinge molte band a regalare/svendere i diritti dei propri pezzi alla prima "etichetta discografica" che si fa avanti pur di non sentirsi soli.

Ciao Lorenzo,
a dire il vero anch’io inizialmente ho trovato un po’ debole il meccanismo di incentivazione degli utenti, tuttavia, in effetti, il modello proposto è proprio quello del micromecenatismo, per cui i “riconoscimenti” ai donatori costituiscono piccoli incentivi che probabilmente potrebbero esserci come non esserci senza spostare di molto la filosofia complessiva della piattaforma (e il suo appeal nei confronti dei navigatori). Per restare sulla metafora alla base del concept, se un’artista di strada mi piace gli lascio i soldi a prescindere dal potermi avvicinare o dall’avere un momento di scambio e interazione personale con lui, cose che magari costituiscono solo un piacevole “di più” che me lo fanno apprezzare un pò "di più". Se queste opportunità sono state implementate è soprattutto –stando a quanto mi raccontava De Luise- perché in altri casi il meccanismo della donazione pura non ha funzionato (l’esempio portato era Jamendo), anche se ci sono altri casi in cui invece ha funzionato molto bene (ad es. Artist Share, di cui ho parlato in un altro post).
Riguardo alla differenza fra il servizio offerto da Busker Label e il completo DIY “dai propri spazi”, mi sembra di poter dire che consista soprattutto nell’avere una piattaforma già predisposta per agevolare al massimo le transazioni online. Non tanto lo strumento per la promozione (almeno allo stato attuale) quanto quello per la “raccolta” (il cappello). Inoltre bisognerà vedere come verrà sviluppata ulteriormente la piattaforma, appena nata, per consentire forme più complesse e articolate di interazione/collaborazione fra musicista e pubblico. Al contrario, mi sembra ampiamente dimostrato che, qualunque sia la piattaforma di supporto, il tempo speso nelle attività di autopromozione è comunque un investimento da cui gli aspiranti musicisti non possono esimersi.
Grazie per il commento, a presto

Mi piace perché è realistico. L'ho scritto nel 2001: i musicisti, come le cameriere, vivono di mance.

http://www.scribd.com/doc/13115/Vivere-di-mance-2001

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