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10/07/2010

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Listed below are links to weblogs that reference Ai musicisti che usano il web per promuoversi: più empowerment o più difficoltà?:

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mi interessa molto la questione dei costi che poi io intendo in questo modo:
Per esperienza di almeno un anno di fb dico che e’ evidente che ci sono persone che postano stronzate e che non se li fila nessuno e persone che ripostano la stessa cosa e hanno in un’ora 200 commenti. e’ inutile negare che esiste una certa capacita’ d’influenza personale sulla propria cerchia di amicizie tanto piu’ che maggiore e’ la tua capacita’ d’influenza tanto maggiore sara' il numero di amici che hai. diciamo quindi che e’ possibile che tu sia un opinion leader perche’ ci sai fare (non saprei definire meglio quel tu ci sai fare…). Poi un giorno posti una tua cosa fatta col tuo gruppo e la cosa diventa per ovvie ragioni virale (se posti le cazzate e ti rispondono in 200 quando posti una tua cosa i feedback si decuplicheranno). Diciamo pure che la cosa e’ fatta benino (da definire il benino) e quindi il tutto prende il largo.
puo’ accadere. quanto costa tutto cio’? beh un sacco di soldi, quelli che ti dovrebbero dare per essere stato mesi su fb a lavorare all’accrescimento della tua community. tutto maggiorato dal fatto che un sacco di gente sta su fb a cercare di fare le tue stesse cose con risultati meno entusiasmanti invece tu sei proprio bravo e quindi mi devi dare almeno un 50% in piu’. E mentre tu stai su fb come mangi? Chi ti paga le bollette? Allora mettici pure quei soldi che da qualche parte escono. E tutti quelli che hanno avuto visibilita’ dal fatto che tu per mesi hai postato le loro cose? Altri soldi perche’ tu hai lavorato per loro (perche’ e’ ovvio che tu puoi fare le cose piu’ belle dell’universo ma se posti solo cose tue alla fine la gente dice: che palle questo posta solo cose sue).
insomma tu hai lavorato bene per diventare un manager (anche non consapevolmente) perche’ hai un sacco di relazioni, credibilita’ e non ti sei limitato alle tue cose ma sei stato lungimirante promuovendo anche cose d’altri. tutto questo ha un costo. non so esattamente quanto ma cmq un sacco di soldi. Alla fine quando produci una cosa tua, la tua "azienda" e’ in attivo e questo (a patto che poi alla fine non crei proprio robaccia) ti puo’ tornare utile a promuoverla.
Insomma in un modo o nell’altro c’e’ un investimento da fare. Piu’ o meno consapevolmente qualcuno la tua visibilita' la produce.
Un musicista raramente ha questa capacita'.
Diciamo che internet in generale e' un ottimo terreno di sviluppo per chi ha determinate propensioni (parlo dell’opinion leader) quindi magari nella cerchia di amici tu puoi trovare quello che e’ in grado di promuoverti o di promuoversi. Ma non a costo zero (diventare opinion leader costa) e non perche’ e’ il mezzo in se (cioe’ internet) a darti in automatico tale possibilita’.
Insomma strade nuove ma con i soliti vecchi intoppi.


Articolo interessante, soprattutto nella parte in cui parla di frammentazione dell'audience.

Un consiglio: dividi l'articolo in paragrafi e usa il grassetto per le parole chiave per facilitare la lettura web

Rispetto al argomento 1), nel momento in cui nascono queste piattaforme iniziano a sperimentare un percorso come quello di tanti prodotti che si affacciano al mercato. In questo senso, la piattaforma al inizio comincia ad essere conosciuta, e il livello di conoscenza sarà diverso in base a la casualità, certamente, anche in base a quello che offre in più. Un sito come MySpace, raggiunge un punto che costituisce il vertice del ciclo di vita, dopo di che può restare, cadere…e questo capita quando, com’è il caso, quelli che la usano con l’obiettivo di arrivare a un certo pubblico, diventano “questo certo pubblico”. Quindi non vuol dire che diventa uno strumento inutile, ma non serve a quello per cui era stato creato. Perché come mi fa capire l’articolo, ci sono delle cose positive, come i feedback da musicisti o gente appassionata. E anche io direi, che serve a fare degli interessanti contatti.

Rispetto al argomento 2), è certo che fare il manager è un lavoro, quindi, non tutti sono in grado di farlo e ovviamente per svolgere una attività ci vuole tempo…tempo che non ti lascia suonare, ed essere artista.

Da un certo punto di vista prendendo spunto da quanto affermato da Phil riguardo al fatto che chi suona fa parte anche della cerchia degli ascoltatori più appassionati, trovo l'affollamento di proposte sulle piattaforme e la conseguente naturale autoreferenzialità della scena musicale un fenomeno piuttosto naturale. Secondo me, bisogna tenere conto anche del fatto che spesso un musicista professionista o dilettante che sia, viene preso come punto di riferimento dalla cerchia di amici meno esperti per quel che concerne le scelte musicali, svolgendo di fatto un ruolo di opinion leader che, attraverso il passaparola, spesso ha la capacità di far circolare alcune proposte musicali anche fuori dalla limitata cerchia degli utenti delle piattaforme. Personalmente credo molto al passaparola. E qui mi aggancio al secondo punto.
E' senz'altro vero che la pubblicazione, ma soprattutto l'avere la possibilità di pagare un ufficio stampa che ne pubblicizzi l'uscita nel modo più eclatante possibile fa davvero la differenza a livello di visibilità e di acquisizione di uno status del prodotto. Probabilmente dopo l'ubriacatura di social networking di questi ultimi cinque anni, i meccanismi tradizionali stanno tornando ad avere un peso (chissà se hanno mai smesso), soprattutto se si considera che molte delle realtà musicali presenti sul web sono salite mai o pochissime volte su un palcoscenico (sono realtà virtuali o quasi, per l'appunto).
Tuttavia concordo con l'affermare che passare molto tempo a utilizzare piattaforme, scambiando opinioni con altri utenti e ponendosi con coerenza nel tempo di alcuni artisti e la capacità di non utilizzare una comunicazione mirata esclusivamente alla divulgazione delle proprie pubblicazioni, ma anche ad uno scambio che risponda ai requisiti di spontaneità, sincerità e originalità può attirare attorno a se un grande numero di persone interessate, pronte a diventare fan veri e propri nel momento in cui sentiranno da un'altra fonte che non sia l'artista stesso parlare del suo operato artistico.
Mi viene in mente una cantante di Bologna che si è fatta un disco praticamente da sola a casa e lo ha stampato, pubblicizzato e venduto solo con le sue forze. Ha curato moltissimo l'aspetto chat e social network e ha raggiunto ampiamente il numero massimo di amici su a"facebook". Lei lo usa per scriverci tutti i giorni... che dico... ad ogni ora, qualunque cosa le passi per la testa. Piano piano la gente ha iniziato a seguirla e i suoi post, qualunque contenuto contengano, finiscono per essere spesso molto commentati. Poi questo passaparola le ha permesso di cominciare ad andare a fare qualche piccola comparsata in vari programmi radiofonici e televisivi sparsi qua e la per l'italia. E sempre con molta attenzione ha pubblicato in streaming o attraverso delle fotografie o attraverso dei video caricati su youtube e linkati su facebook ogni singola cosa che ha fatto, da un anno e mezzo a questa parte. Dalle prove ai concerti, dalle interviste alle ricette delle sue torte, tutto è pubblicato con estrema minuzia. Ho la sensazione che questo stia facendo appassionare i suoi contatti e che tutti in un modo o nell'altro finiscano per seguire le sue gesta, proprio come uno potrebbe fare con il protagonista di un telefilm...
In ogni caso credo che i meccanismi del self-management abbiano un costo piuttosto elevato, anche solo se si considera il tempo che gli si deve dedicare e senz'altro è comprensibile che rischi di mancare il tempo per suonare... Per il lancio di un disco un anno e mezzo fa, abbiamo passato tre mesi in due (su due differenti computer) con una media di cinque ore al giorno dedicati all'aspetto promozionale. E avevamo anche un ufficio stampa. Un po' di buzz siamo riusciti a crearlo (uscite su praticamente tutte le piattaforme web, recensioni, videoclip presente sui maggiori portali dedicati e in rotazione su alcune minori televisioni musicali, etc.) ma personalmente ho avuto la sensazione che abbia avuto molto più successo una campagna fatta con gli adesivi sul territorio romano, qualche anno fa quando lo stickering non era ancora molto diffuso. Altro tentativo personalmente sperimentato sul territorio per abbattere l'ipertrofia dell'offerta è stata una giornata di concerti in giro per la città su un furgone scoperto passando per i vari luoghi di aggregazione dei giovani. E' stata un'esperienza splendida che ha dato vita a un grande passaparola se si esclude il fatto che l'iniziativa ha creato anche qualche dissenso da parte di chi ha visto in questo gesto un eccesso di egocentrismo.
In ogni caso credo che al giorno d'oggi l'artista con l'obiettivo di emergere non possa essere più solo un musicista estroso, ma debba avere anche idee efficaci di marketing, qualora intenda vendere ciò che produce, traghettando il proprio operato alle persone in modo originale, tentando di evitare di essere invadente.

Ciao Federico,
anzitutto ti ringrazio per aver riportato un'esperienza molto interessante, sulla quale avrei delle curiosità inerenti i costi del "self-management" e la misura in cui possano costituire un barriera per alcune persone: ad esempio, la cantante di Bologna di cui parli, quanto tempo passa sul web? E' tempo che riesce ad integrare ad altre attività o che va a scapito di qualcosa? E' una persona che lavora per mantenersi o ha una certa disponibilità di tempo libero?

Ciao Oxigena,
ti ringrazio per aver introdotto un altro interessante elemento di analisi, ossia la capacità di marketing delle piattaforme, spesso sbilanciata verso un solo tipo di utenti, ad esempio gli artisti rispetto al più ampio pubblico di appassionati. Su questo versante le difficoltà sono sicuramente molte e non riguardano solo la frammentazione dei canali e dei pubblici. E' proprio il concetto di marketing che cambia radicalmente, i suoi framework tradizionali funzionano sempre meno in questo contesto. Molte piattaforme che falliscono sono quelle che partono già con un modello di business e relativo piano marketing invece di sperimentare modalità di appropriazione "dal basso" che consentano prima la formazione di una solida community (stimolata magari da un idea forte a monte del servizio e messa eventualmente in condizione di contribuire alla progettazione del "beta perpetuo", anche solo con feedback e comportamenti d'uso), così come siti di successo entrano a volte in una fase di declino quanto l'introduzione del modello di business ne modifica troppo le logiche di funzionamento e/o i motivi di appeal.

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